giovedì 31 dicembre 2020

Polpette di fagioli cannellini e rapa rossa / video disponibile

01:38:00

Da oltre 10 anni la nostra fonte primaria e inequivocabile di proteine proviene dai legumi. Li mangiamo, alternandoli, praticamente ogni giorno: da soli, in insalata, con i cereali o come ingrediente principale di fantastiche e super nutrienti polpette! Dove trovo il tempo per metterli in ammollo e/o di cucinarli? Beh, quando arranco ricorro a quelli già cotti prediligendo quelli nel barattolo di vetro: basta togliere il coperchio, risciacquarli per eliminare il sale, condirli con olio evo, poi una bella spruzzata di limone e voilà il secondo vegetale è pronto. E quando sbarello, ma non troppo, mi diverto pure a sperimentare sorprendenti abbinamenti come quello che vi propongo in questo video.

ingredienti 
200 gr di patate lessate
250 gr di fagioli cannellini già pronti
1 rapa rossa piccola precotta
1 cipolla di Giarratana
5 cucchiai di pangrattato
1 cucchiaino di salvia
1 cucchiaino di sale
pepe nero a piacere 
olio evo


procedimento
Tagliate a cubetti le patate, lessatele e fatele raffreddare. Nel frattempo rosolate la cipolla in padella. Mettete tutti gli ingredienti, tranne il pangrattato, in una grande ciotola e tritateli con un frullatore a immersione, anche nel mixer andrà benissimo.
Quando tutto il composto avrà raggiunto la giusta consistenza, né troppo liquida né troppo densa, e sarà di un bel colore viola aggiungete un po' alla volta il pangrattato e se volete anche un bel pizzico di pepe nero. Mescolate più volte aiutandovi con una forchetta. È arrivato ora il momento più divertente: creare  le polpette! Scegliete voi forma e dimensione. Io questa volta mi sono concentrata solo sul contenuto, sono un po' irregolari come vedrete, e ne ho ricavate 7. Riscaldate una padella antiaderente, se volete aggiungete un filo d'olio, e cuocetele. Basteranno pochi minuti, il tempo di fare una bella crosticina (qui a casa è molto ricercata!). 
Potete accompagnare queste polpette con verdura di stagione o maionese e proporla ai vostri piccoli come ho fatto io. Se dovessero avanzare, cosa che non penso, potete conservarle in frigo per 3 giorni.

mercoledì 30 dicembre 2020

Insalata di arance, finocchi e melagrana

11:22:00
Uno dei piatti tipici più freschi e saporiti della cucina siciliana è senza dubbio l'insalata di arance e finocchi, fra i miei preferiti dopo Sua Maestà Caponata. A volte mi capita di proporla come antipasto oppure come contorno abbinato a polpette o polpettoni di legumi e, ogni volta, inserisco ingredienti diversi: olive, melagrana, capperi, frutta secca, semi oleaginosi. Questa volta ve la propongo con un frutto che Cecilia ama moltissimo: la rossa melagrana!

ingredienti
2 arance
1 finocchio grande
1 cucchiaio di olive nere e verdi condite con peperoncino, olio e origano
una manciata di chicchi di melagrana
1 cucchiaio di olio extra vergine d’oliva
1 cucchiaio di succo di limone
succo di un'arancia
una manciata di capperi
salvia, sale e pepe q.b.

procedimento
Ho unito all'arancia, sbucciata e tagliata a dadini, le listarelle di finocchio, le olive condite, i capperi e i chicchi di mezza melagrana. Ho condito tutto con olio, i succhi dei due agrumi, salvia, sale e pepe.
Per la vostra nutriente insalata invernale potete anche scegliere di tagliare le arance mantenendone la circolarità e per il condimento utilizzare un'emulsione di olio evo, limone, arancia, sale e sesamo. 

lunedì 28 dicembre 2020

Panino con crema di anacardi

16:18:00
Frutta secca solo a Natale? Anni fa avrei alzato anch'io la mano perché a casa mia noci, nocciole, mandorle, pinoli, semi di zucca, arachidi e pistacchi comparivano in tavola solo come sfizioso intrattenimento del palato per non farci soccombere alla noia della Tombola. Gli anacardi e altri semi, poi, non erano proprio contemplati: sono entrati nella lista della nostra spesa quando io e Alessandro siamo diventati vegani, oramai 10 anni fa. 

Ma oggi lo sanno anche i muri: la frutta secca è importante in tutti i tipi di alimentazione e di sicuro rappresenta, insieme ai semi oleaginosi, uno dei gruppi alimentari fondamentali dell'alimentazione vegana. Non spaventatevi a farli mangiare ai vostri bimbi fin dallo svezzamento! Come ogni alimento sono stati introdotti, fin da subito, in ogni pappa della nostra Cecilia e non passa giorno che lei non mangi la sua razione quotidiana con grande entusiasmo. Perché è importante introdurre la frutta secca anche nella dieta dei più piccoli? Semplice: è ricca di acidi grassi, proteine vegetali, vitamine e fibre. In base alla crescita del bambino potremo proporre farine o creme di frutta secca (senza zucchero) da amalgamare alle pappe, mentre intera potrà essere offerta quando il bambino sarà in grado di masticare e deglutire senza problemi. Cecilia oramai è una signorina di 5 anni che a scuola porta sempre la sua porzione di frutta secca e, a volte, succede che la mamma o il papà le preparino (e si preparino) pure la merenda dei campioni come questo piccolo sfilatino con crema di anacardi, super buono e super ricco di ferro! 

ingredienti
250 gr di anacardi
succo di 1 limone
5 cucchiai di acqua
pane

procedimento
Ho messo in ammollo gli anacardi per 6 ore cambiando spesso l'acqua. Li ho poi frullati insieme al limone e all'acqua. Questa crema dalla consistenza "ricottosa", facilissima da fare, potrete conservarla in frigo per un massimo di 3 giorni. È fantastica spalmata sul pane, per farcire torte salate, sformati e verdure al forno.

martedì 22 dicembre 2020

Il piatto vegano perfetto

11:32:00

Spesso mi viene chiesto come è composto un piatto vegano equilibrato. Per far sì che i nostri pasti siano sempre ben bilanciati io metto di norma in tavola sempre una fonte di carboidrati (pasta, cereali in chicco, pane, patate); una fonte di proteine (legumi, frutta secca); verdure (se riesco di due colori diversi, una cotta e l'altra cruda), una fonte di grassi (olio extravergine di oliva senza esagerare!) e non posso fare a meno del limone che uso per condire o che spruzzo nell'acqua da bere.


Questa cena ne è un esempio perfetto: 
- mezze maniche ai 5 cereali con verdure e besciamella;
- insalata di ceci e funghi con capperi e sesamo bianco.

Cecilia non aveva gradito a pranzo le mezze maniche con le verdure. Così la sera stessa ho infornato la mia fonte di carboidrati aggiungendo besciamella di soia perché so che le è impossibile resistere al richiamo della crosticina! La fonte di proteine principale del piatto risiede invece nei ceci accompagnati da lamelle di carote crude (verdure cruda arancione contrapposta alla verdura verde cotta della pasta), funghi, capperi e una bella spolverata di sesamo. E se non avete tempo di mettere in ammollo i legumi e di cucinarli non vi preoccupate perché quelli in barattolo (io uso solo quelli in vetro e non in latta) vi garantiranno le stesse sostanze nutritive.

Se non avete tempo di presentare due verdure, basta sgranocchiare un finocchio o una carota cruda prima o dopo il pasto. Per ulteriori dritte date un'occhiata alla piramide vegana e al menù settimanale presenti sul blog. 

Ho a cuore le vostre domande: scrivetemi e, come sempre, sarò felice di rispondervi!

Cavolo rosso, bastoncini di polenta e formaggio di soia

09:59:00

Questa è una ricetta salvamamma, una di quelle che metti in piedi in poche mosse, una sorta di kung-fu culinario che mette a tappeto anche quella stanchezza estrema che solo noi angeli contemporanei del focolaio domestico conosciamo. Ditemi voi se non è un miracolo quotidiano far conciliare tutto: lavoro, casa, mammitudine, hobbies, sport, amici, compagni, famiglia, mascherine e pure studio (sì perché anche a 42 anni si può tornare all'università!).
Cosa vi servirà per realizzare questo pasto totalmente vegetale e pure adatto ai celiaci?

ingredienti
1 cavolo rosso
1 carota
una manciata di olive nere
semi di girasole
formaggio di soia
panetto di polenta
erbe aromatiche
sale, pepe e olio evo qb

procedimento
Ho lavato e tagliato a striscioline il cavolo rosso, grattugiato la carota e denocciolato le olive per poi tagliarle a fette. In una padella antiaderente ho versato un filo di olio e ho soffritto aglio e peperoncino. Ho tolto l'aglio dopo averlo fatto imbrunire e aggiunto le olive e il cavolo. Ho fatto cucinare per 5 minuti con coperchio, i successivi 10 senza. Qualche minuto prima di spegnere ho aggiunto anche le carote e ho aggiustato con un pizzico di sale. Il cavolo resterà, deve restare, croccante al punto giusto. Nel piatto ho poi spolverato semi di girasole che aggiungono colore e ulteriore croccantezza al piatto. 

Mentre cucinava il cavolo ho acceso il forno e tagliato a fettine rettangolari la polenta. Ho disposto le fettine sulla leccarda e le ho condite con olio, sale, pepe, origano, timo, rosmarino, aglio e peperoncino in polvere. Le ho fatte abbrustolire qualche minuto. Alla fine sembrano proprio patatine fritte! 

Ho tagliato il formaggio semplicemente a fette. Se volete divertire i bambini potete usare gli stampi da cucina per dare al formaggio una forma divertente. Questo che io ho usato è a base di soia italiana ed è addizionato ovvero contiene calcio e vitamina D2. È molto versatile, perfetto anche nelle insalate.

(La foto del piatto finito non è particolarmente bella. La trovate comunque su mio profilo Instagram!)

mercoledì 2 dicembre 2020

Un colpo alla botticella (ma non quello giusto)

11:57:00



Cosa legano Roma e Catania, luoghi che amo e conosco profondamente? Il triste destino dei cavalli. Nella città eterna le botticelle hanno scorrazzato per anni moltitudini di turisti in cerca di un'esperienza da ricordare e da raccontare. Tutti in carrozza: sposini, famiglie, comitive. Perché un giro comodi, comodi non si nega a nessuno. Ma il divertimento e il piacere di qualcuno può diventare sofferenza e sfruttamento per qualcun altro. Altro che praterie: ai cavalli della Capitale è stata negata un'esistenza dignitosa e libera. Hanno trottato sotto il sole cocente e in mezzo al traffico, senza se e senza ma, per qualche rondella di carote o bruscolino. Sembra che presto le rotte delle botticelle lasceranno il centro storico (con eccezione delle Villa Borghese, il Parco degli Acquedotti e Villa Pamphilj) per percorrere le zone verdi di Roma e che i vetturini romani saranno trasformati, se vorranno, in tassisti. E i cavalli che fine faranno? Non hanno licenze da convertire, solo zoccoli consumati da una faticosa carriera subita. Ecco, non vorrei che la loro ultima corsa finisca al macello. Perché a due passi dal 2021 ancora consideriamo gli animali esseri viventi di serie b quando invece fanno parte del nostro tutt'uno. Siamo nello stesso insieme, facciamo parte della stessa famiglia, camminiamo, anzi galoppiamo, nella medesima valleverde. C'è solo una differenza: noi sappiamo costruire e demolire con le parole e i fatti. Sappiamo parlare di rivoluzione green ma poi investiamo denari in allevamenti industriali e agricoltura intensiva. In casa ci circondiamo di piante ma poi della foresta pluviale amazzonica ci importa tanto quanto i corpi usurati di queste splendide creature sottratte alla loro natura.
I cavalli, ça va sans dire, hanno vita dura pure a Catania. Se non sono "impiegati" nelle corse clandestine diventano un'attrazione turistica a forma di polpetta o bistecca: Via Plebiscito è la Mecca dei consumatori di ciccia equina, le vie o quartieri limitrofi contengono stalle poco bucoliche e stallieri dall'alto tasso di velocità.
Platealmente, in un modo o nell'altro, da una città all'altra, gestiamo gli animali come cose che oggi ci servono, domani chissà. Eppure la nostra onnipotenza, il nostro senso di superiorità, il nostro specismo stanno compromettendo la bellissima valleverde che solo per caso abbiamo la fortuna di attraversare.
Facciamoci un giro (in carrozza pur che sia elettrica), mangiamoci una polpetta (se vegetale ancora meglio), facciamo tutto liberamente tenendo bene in mente che la nostra libertà finisce dove inizia quella di chi ci sta accanto. Anche quando sfoggia una bellissima criniera.

Approfondimenti

giovedì 26 novembre 2020

Pizzette con crauti

13:08:00

Sono una mamma che cucina e non una foodblogger. Fatta questa sincera e candida premessa vorrei annunciare che ho preparato la mia prima pizza, sì avete letto bene la mia prima pizza, durante il lockdown di marzo. Potete dunque inserirmi senza remore nella lista nera di quelli che sono ricorsi al lievito di birra come se non ci fosse un domani proprio in quei giorni di reclusione e che hanno mattarellato ingordamente almeno 3 volte a settimana vista la bontà dei risultati. Sia messo però agli atti che la fame di carboidrati è stata punita nel giro di poche goduriose infornate: la suddetta pizzaiola è lievitata insieme a tutti i suoi impasti. Triplicata nelle forme, quelle dei posti non giusti, ho messo a riposo la golosità e ho iniziato a correre almeno 20 km al giorno in sella alla mia bicicletta da camera. Sono una sportiva da soggiorno con serie tv come personal trainer. Dopo 3 mesi di intensa attività fisica la bilancia mi ha autorizzato a spostarmi in zona arancione. Insomma, c'è ancora da pedalare ma alla fine del tunnel vedo un po' di giallognolo. Sarà quello dei crauti?


ingredienti

1 cavolo cappuccio
mezza cipolla

200 g di farina 0 semintegrale
100 g di farina di farro
1/2 cubetto di lievito di birra
120 g di acqua
10 g di zucchero
10 g di sale
10 g di olio evo

procedimento
Per preparare i crauti ho tagliato cipolla e cavolo cappuccio in listarelle sottili. Li ho sfumati in padella con un bicchiere di aceto e poi aggiunto semi di cumino e bacche di ginepro, sale integrale e pepe q.b. Ho lasciato cuocere per circa 90 minuti girandoli ogni tanto per non farli attaccare alla pentola. Per un gusto ancora più intenso potete decidere di farli rosolare con aglio fino a farli dorare. 

Per l'impasto delle pizzette ho versato in una ciotola l'acqua, l'olio, lo zucchero e il cubetto di lievito mescolando per farlo sciogliere bene. Ho aggiunto le due farine e il sale e ho iniziato ad impastare. Quando il panetto è risultato abbastanza compatto l'ho spostato sul tagliere, coperto con la ciotola e fatto riposare per un quarto d'ora. Trascorso il tempo di riposo l'ho impastato di nuovo per una decina di minuti per poi riporlo ancora nella ciotola coperta con pellicola a lievitare in luogo tiepido e al riparo da correnti d'aria per almeno un'ora. Ho acceso il forno a 220° e ripreso la pasta, l'ho allargata su un foglio di carta forno, con il coppapasta ho realizzato le pizzette rotonde. Le ho cosparse di crauti e cotte in forno per 20 minuti. 

martedì 24 novembre 2020

NOCI / bene da sapere, buono da mangiare

11:26:00


Le noci possiedono un alto valore energetico e tante caratteristiche nutrizionali. Sapevate ad esempio che togliere la pellicina ai gherigli non conviene? Anche se è amara non fatelo: è ricca di antiossidanti! Sono anche tra le fonti più affidabili di omega 3 che abbiamo a disposizione per quanto riguarda gli alimenti di origine vegetale, insieme ai semi di lino e all’olio di lino. Una porzione di noci che apporti il giusto quantitativo di omega 3 corrisponde a 30 grammi di noci (6 noci circa). Mangiatele senza riserve! 

Le noci sono:
1. una fonte speciale di omega 3 e antiossidanti
2. ricche di proteine, vitamina A, vitamina E, B1, B2, acido folico e fibre
3. benefiche per il sistema immunitario e il cervello
4. aiutano ad abbassare il colesterolo e la pressione alta
5. un ottimo alimento per il cuore
6. amiche del sonno grazia alla melatonina
7. consigliate nella prevenzione del diabete
8. utili per tenere sotto controllo i radicali liberi
9. utili nel perdere peso
10. buone di natura!

lunedì 23 novembre 2020

Di stelle e di funghi

16:48:00

Mio nonno era un cacciatore e un raccoglitore di funghi. Così mentre dal cielo cadevano fagiani e quaglie, funghi di bosco venivano affastellati nell'anticamera del risotto di sua moglie, una bellissima cesta di vimini. La piccola versione femminile di MacGyver, con accento ciociaro e mani da Nobel per l'Ingegneria casalinga e la Resilienza matrimoniale, era responsabile non solo dei primi piatti, ma pure della spiumatura della sfortunata selvaggina. Senza piume e organi interni i piccoli uccelli prendevano poi il volo del frigo prima di passare alla rotta del forno.

Era un'abitudine consolidata di famiglia, questa, come quella di tenere le stecche di cioccolato nell'armadio dei fucili. Non ho mai capito il perché di questo accostamento, di questa vicinanza. Mio nonno teneva chiuso a chiave l'orrore e il piacere, dicotomia che nelle sue mani diventava fierezza del più forte sul più debole, in quelle dei suoi nipoti un frutto proibito dall'alto tasso glicemico. Sta di fatto che quando le ante del grande mobile di legno venivano aperte il cielo stava per essere toccato. In un modo o nell'altro.

Mia nonna non capiva perché mi rifiutassi di mangiare fagiani e quaglie. Con il pollo e il maiale non storcevo il naso, non facevo la difficile, al contrario li gustavo in tutte le salse. «Non sono animali pure loro?», mi ripeteva. Questo refrain mi ha accompagnato tutta la vita, anzi, fino a un certo punto della mia vita. Di colpo, circa 11 anni fa, tutto mi apparve più chiaro: quel pollo e quel maiale meritavano di non essere mangiati, che l'onnivorismo era una reiterazione senza riflessione e sentimento, che l'orrore resta orrore mentre il piacere si nutre anche di valide strade alternative.

Tutti possediamo un armadio pieno di fantasmi e di errori, di stecche o di fucili, ma se a cadere nel nostro paniere fossero solo stelle?

lunedì 16 novembre 2020

Avocado dei paesi tuoi

12:45:00

La parola appartiene non solo alle persone. Gli alimenti raccontano il passato, il presente e il futuro di luoghi, habitat, comunità. Ci riferiscono dettagli sui terreni, sulle temperature, sull'acqua impiegata per nutrirli, sulla qualità dell'aria, sul sudore di chi si è chinato per raccoglierli o elevato per afferrarli. Dietro ogni frutto, talvolta, c'è una storia dalla sceneggiatura contorta e dal finale tutt'altro che lieto (ma noi crediamo nelle svolte da premio Oscar, giusto?).

Così anche quando si parla di “superfood” dovremmo porci qualche domanda: da dove provengono? Che tipo di impatto hanno sul territorio, sulle persone, sugli animali? Sì, perché i loro poteri supernutrizionali non li proteggono affatto dalle speculazioni del mercato o dallo sfruttamento generale di risorse ed essere viventi.

È il caso dell'avocado, tanto buono tanto bello tanto instagrammabile, che piace talmente a tutti che il mercato lo ha reso ancora più super: il suo giro d'affari è straordinario e la pandemia sembra non averlo messo in crisi. Anzi, il contrario. Tra gli ingredienti più ordinati a domicilio, registrando un incremento del +25% nel delivery di piatti c'è proprio lui, Super Avocado: nell'ultimo anno ne sono stati ordinati oltre 45 tonnellate in Italia, soprattutto nelle grandi città di Roma e Milano.


L'avocado fa gola non solo ai golosi. Il boom mondiale di questo frutto dalla polpa verde, ipercalorico ma ottimo antiossidante, ha scatenato in Messico gli appetiti dei cartelli della droga: per l'oro verde sono state uccise persone, il mercato ortofrutticolo è stato stravolto così come l'ambiente. In Cile la situazione non è molto diversa: contadini e territori sfruttati, fiumi e falde acquifere prosciugati, abitanti senza acqua diventata un bene di mercato soggetto a proprietà privata. Danni per tutti, tranne per le tasche dei grandi imprenditori agricoli.

A questa narrativa di soprusi è possibile mettere un punto indossando il mantello del super consumatore che si fa domande, che cerca risposte ed alternative, che sceglie frutta o verdura di stagione e a chilometro zero, che fa spesa consapevole ma non alle spese del pianeta e dei suoi abitanti.

Solo così avremo quella virata che ci consegnerà l'epilogo felice tanto atteso. A volte per essere straordinari basta un like al consumo giusto. Magari fatto sul sito di un'azienda agricola che produce avocado tra le pendici dell’Etna e il mar Ionio.

sabato 14 novembre 2020

Gentile Amico

16:24:00


Per la Giornata della Gentilezza avrei voluto proporvi due albi illustrati che ho amato fin dalla prima lettura: “Lupo e Orsa”, scritto e illustrato da Daniel Salmieri per la casa editrice Il Castoro e “Cappuccino e Cappuccetto” con testo di Fulvia Degl'Innocenti e illustrazioni di Sonia Saba per Terra Nuova Edizioni. Avrei voluto, dicevo, ma l'orologio del tempo ha spostato le lancette della scrittura ad oggi, in questo sabato qualunque, un sabato italiano dalle temperature garbate e dalle mascherine distratte.

Il lupo e l'orsa di Salmieri appartengono alla poesia del bosco e ai piccoli miracoli della natura che li avvolge. Sono entrambi a passeggio in una nottata dal bianco scintillante. Vengono da parti opposte, non condividono la stessa tana e lo stesso destino, ma entrambi si fiutano da lontano. Si scorgono e si riconoscono nelle differenze sotto un bellissimo cielo che rilascia fiocchi di neve. Il libro racconta questo incontro da due angolature, da due musi distinti, da due giovani creature fatte per stare bene al freddo e al gelo. E in questo faccia a faccia dal naso lucido e nero il ghiaccio della diffidenza, della difensiva e dell'attacco si frantuma all'istante. Il cammino di Orsa e Lupo non è più solitario, le orme sono parallele, gli odori e le sensazioni condivise. Una civetta assiste al miracolo dell'amicizia che può tutto e che resiste alle varie stagioni della vita. Dopo il letargo i paesaggi non saranno più gli stessi, il bianco lascerà spazio a nuovi colori, il verde risveglierà il bosco e i suoi abitanti. Ma l'incanto dell'amicizia si rinnoverà ancora, lì dove tutto è nato, fra la saggezza degli alberi e la geografia dei cuori.






Cappuccino e Cappuccetto” è invece un libro che si capovolge letteralmente. La storia del cappuccetto rosso più famoso del mondo viene riscritta, mentre le meraviglie del bosco restano le stesse. È qui che tutto cambia, è qui che il pregiudizio e la retorica della paura prendono un altro verso. Ai suoi margini vivono due “cuccioli”, entrambi hanno un dolce da consegnare alla nonna, entrambi sono stati allertati sui pericoli e sulle insidie del tragitto. A metà strada, lontani dall'estremo nord e dall'estremo sud del bosco, Cappuccetto e Cappuccino, curiosi di tutto e di tutti, si abbandoneranno alla scoperta e al gioco. Così, il lupacchiotto dal pelo color caffellatte e la bambina dalla mantellina sgargiante, finiranno per perdersi. Nel mezzo della foresta però non vi è traccia né di lupi cattivi, né di cacciatori crudeli. I due, come Orsa e Lupo, si ritroveranno nel valore dell'amicizia e insieme faranno strada.

Collegamenti utili

www.editriceilcastoro.it/libri/lupo-e-orsa-2/

www.terranuovalibri.it/libro/dettaglio/fulvia-deglinnocenti/cappuccino-e-cappuccetto



mercoledì 11 novembre 2020

Pasticcio di verdure esistenziali

11:49:00

Vi capitano mai quei momenti in cui vi sentite un pasticcio goffo e incompreso? Vi siete mai trovati a camminare in questa vita più smarriti del solito senza punti cardinali d'appoggio? È come sentirsi un mare infranto, colmo di tutto e di niente, senza onde e sirenette che vi facevano sognare. In questi mesi sono naufragata, ho perso la rotta. Mi sono rotta. Non so dare un nome a questo viaggio negli abissi. La luce era ed è troppo fioca per leggerne le lettere, le sillabe, la grammatica.

Nuotare senza pezzi di te non è facile. A tratti galleggi, a tratti bevi, a tratti soffochi. E quando riemergi inizi a tenere il conto di queste bracciate contro la gravità che ti afferrano sott'acqua ciclicamente, che ti inondano e ti tolgono il respiro. Mi manco. Mi manca la Vanessa che andava a scuola, il candore degli occhi che non sanno, le piccole mani che seminano fiducia. Mi manca un mondo che non ho mai conosciuto, dal cuore straniero come il mio.

Il silenzio mi appartiene tanto quanto il caos. Ho i capelli in disordine, i pensieri pure. Eppure non emetto suono. Sono un'orchestra stonata per un pubblico di sordi. Parlo tanto quanto so nuotare, poco e male, svogliata e senza stile. Preferisco tacere, preferisco annegare. Come una bambola di ceramica caduta dalla mani di un bambino in una pozza di fango do i numeri quanti sono i cocci e divento pure materia per i matematici. Vorrei essere un'espressione semplice ma sono un parto travagliato. Mi spingo in superficie ma poi sprofondo. Così mi ritrovo ancora sporca, bagnata. Esausta.

Bracciata dopo bracciata, spinta dopo spinta ritrovo la bussola. Con la colla rimetto in ordine e fischietto una nuova sinfonia. Il mio cuore straniero canta e sogna nuovamente fanciulle pinnate. Con un colpo di coda intavolo allora il mio pasticcio esistenziale di verdure, brutto sì, ma così buono a darsi nuove possibilità di approdo, di ripartenze, di rinascite. Di perdono.


ingredienti

1 sfoglia salata pronta

5 patate medie

4 cucchiai di olio d'oliva

1 cipolla media

2 spicchi d'aglio

2 gambi di sedano

175 g di mais

150 g di broccoli

2 carote

75 g di funghi

1 tazza di ceci

20 g di prezzemolo fresco

1 cucchiaino di timo essiccato

1 cucchiaino di rosmarino essiccato

1 rametto di rosmarino fresco

1 rametto di timo fresco

sale e pepe a piacere

2 cucchiai di farina

480 ml di brodo vegetale

15 g di lievito alimentare

2 cucchiai di latte di soia


procedimento

Ho cotto le patate in acqua bollente per 10-15 minuti e preriscaldato il forno a 180° C. Dopo aver testato che le patate fossero morbide le ho scolate, divise in due ciotole per poi schiacciarne metà con la forchetta, il resto è stato tagliato in cubetti. Dopo aver rosolato cipolla e aglio in 2 cucchiai di olio d'oliva ho aggiunto e mescolato il sedano, il mais, i broccoli, la carota, i funghi, i ceci, il prezzemolo, il timo e il rosmarino essiccato e fresco, sale e pepe. Le verdure hanno cucinato a fuoco medio per circa 15 minuti (non dovranno essere tenere troppo tenere a fine cottura). Prima di cospargere la farina sulle verdure ho rimosso i rametti di rosmarino e timo. Ho poi aggiunto metà del brodo e il lievito alimentare. Dopo una bella mescolata ho versato il brodo rimanente e cucinato per circa 2 minuti continuando a rimestare. Ho poi incorporato le patate schiacciate e quelle in cubetti. Ho messo tutto il composto in una pirofila da 23 cm. In una piccola ciotola ho aggiunto 2 cucchiai di olio d'oliva e 2 cucchiai di latte di soia per poi spennellare i bordi della pirofila.  Ho coperto il pasticcio con una sfoglia già pronta, l'ho spennellato con l'olio e il latte e infornato per 45 minuti.

Un pizzico di me

Ho manie di piccolezza. Mi piacciono i sassi, le foglie, gli origami. Mi piacciono gli occhi che non mentono, le dita che sfogliano, i piedini che calciano. Mi piacciono le parole semplici e gli haiku complessi, le chiavi che aprono ma non serrano, i coriandoli che volano, le frittelle che ingrassano. Mi piacciono le gocce di rugiada e le bolle di sapone. Sì, mi piacciono le piccole, le piccole grandi cose.

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